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Microbiota e bambini: i batteri buoni si prendono da piccoli

Non è mai tardi per correggere l’assetto del microbiota, ma gli studi indicano che un buon imprinting deve avvenire nei primi dieci anni di vita. Lì si stabilisce un assetto della flora batterica che segnerà lo sviluppo dell’individuo. La cura dell’alimentazione nel bambino diventa così il miglior investimento per la sua salute psicofisica, al punto che – sembra ormai certo – le variazioni in positivo della dieta potrebbero persino agire positivamente sui disturbi dell’apprendimento. Ce lo ha spiegato il professor Antonio Gasbarrini, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna e Gastroenterologia del Policlinico Gemelli a Roma.

Perché l’infanzia è il periodo decisivo per la formazione del microbiota?

Perché noi veniamo colonizzati dalla flora batterica al momento della nascita quando, passando per il canale del parto, entriamo in contatto con i lattobacilli della flora vaginale. Lo stesso accade anche con la prima poppata. Questo meccanismo di colonizzazione batterica ha un’utilità incredibile perché consente al bambino di non subire l’aggressione da parte dei patogeni, che trovano il campo già presidiato. Ebbene la ricerca ha consentito di accertare che ci sono differenze importanti tra il microbiota dei bambini che sono venuti al mondo con il parto naturale o con il cesareo. Oppure tra quelli che sono stati allattati al seno o sono stati allattati artificialmente. In entrambi i casi i secondi sono più esposti al rischio di squilibri la cui origine è proprio nel diverso assetto della flora.

Quali rischi?

Sono soprattutto quelli legati al sovrappeso e all’obesità, che nei bambini specialmente sta diventano un vero problema sociale. Ma la ricerca si estende anche ad altri campi medici, perché è stato notato come vi siano tratti microbiotici comuni tra i bambini affetti da autismo, o quelli che soffrono della sindrome di Asperger (una forma più lieve tra i disturbi dello spettro autistico), e Sindrome da deficit dell’attenzione, l’ADHD.

Questo significa che, al di là dell’allattamento, l’età dello svezzamento è decisiva?

Sembra proprio di sì. Entro i primi due anni di vita si creano i presupposti per la composizione della flora batterica che accompagnerà l’individuo nel resto della vita. Sono poi possibili correzioni importanti entro i dieci anni di età. Dopo non siamo più in grado di orientare in maniera permanente l’assetto del microbiota, che tenderà dunque a tornare alla sua espressione originaria. Un aspetto decisivo per l’equilibrio della flora è anche quello determinato dall’uso degli antibiotici.

In che modo agiscono?

Non fanno differenza tra batteri patogeni e quelli “buoni”, dunque alterano l’assetto della flora. Di conseguenza il ricorso a questa classe di farmaci dovrebbe rappresentare l’eventualità ultima e non un presidio comune come purtroppo ancora oggi avviene, specialmente nell’infanzia perché tale alterazione potrebbe anche avere conseguenze permanenti. Una teoria interessante, per esempio, è quella per cui i disturbi dello spettro autistico potrebbero essere l’espressione di un “ripiegamento” del bambino in se stesso dopo uno shock che ha alterato in maniera pesante il microbiota, magari a seguito di numerose terapie antibiotiche ravvicinate. I batteri devono difendere loro stessi e, agendo anche livello cerebrale, potrebbero determinare un atteggiamento di chiusura verso un mondo esterno che viene percepito come ostile.

Sarebbe dunque il microbiota a determinare tali alterazioni dello sviluppo?

È una possibilità. E, come abbiamo accennato, esiste una alterazione tipica del microbiota nei soggetti autistici che conferma quanto appena detto. Abbiamo però anche altri esempi a riprova: i bambini che soffrono di ADHD (il disturbo da deficit dell’attenzione) sono accomunati da un microbiota orientato al consumo e alla digestione di zuccheri raffinati e carboidrati semplici. Sono sostanze che agiscono in maniera potente sul sistema nervoso e su quello endocrino. Ebbene la correzione della dieta, aumentando la quantità di fibre e abbassando l’indice glicemico degli alimenti consente, in questi bambini, di migliorare la situazione in maniera significativa.

Quali sono gli errori più comuni che si commettono nell’alimentazione del bambino?

In genere si eccede in alimenti raffinati credendo che il suo apparato digerente non sia in grado di affrontare lavoro di digestione degli alimenti integrali. In questo modo la dieta risulta troppo sbilanciata verso gli zuccheri semplici, gli amidi, le farine raffinate e i cibi che contengono emulsionanti. Così facendo si creano le condizioni per cui aumenta la vulnerabilità della mucosa intestinale e si determinano a cascata tutti i fenomeni di tipo infiammatorio alla base di numerosi problemi, compresi quelli dello sviluppo.

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