Cerca articoli, video, argomenti..

Fibromialgia e dolore cronico: come funziona il meccanismo del dolore e come controllarlo.

Paolo Valli

 

Come funziona il circuito del dolore?

Come “rieducarlo” e riconquistare una qualità di vita accettabile se si soffre di fibromialgia?

Approfondiamo l’argomento con il fisioterapista-osteopata e “coach del dolore” Paolo Valli, docente universitario e direttore del centro riabilitativo IRO Medical Center nel Bergamasco, autore del libro La tua svolta al dolore (Tecniche Nuove).

 

Per cominciare, a cosa è dovuto il dolore cronico tipico della fibromialgia?

Essenzialmente a un’alterazione del circuito del dolore. Nel paziente fibromialgico, certi neurotrasmettitori, in particolare sostanza P e glutammato, che portano l’impulso doloroso verso il cervello, sono troppo presenti. Mentre quelli inibitori, come la serotonina, sono presenti in quantitativi inferiori alla norma. Ne risultano iperalgesia, cioè un’aumentata sensazione dolorosa rispetto all’entità dello stimolo e allodinia, ovvero il paziente percepisce come dolorosi stimoli che, di fatto, non lo sono.

 

Perché la fibromialgia è così difficile da diagnosticare?

Perché non esistono degli esami ematochimici o delle indagini specifiche per la fibromialgia. La diagnosi è fatta in parte per esclusione e in parte attraverso l’esame clinico del paziente, la sua “storia”. In passato la fibromialgia è stata spesso scambiata per depressione. Di fatto, solo un paziente su tre è depresso e, fra questi, nella maggior parte dei casi la depressione segue e non precede la comparsa della fibromialgia.

 

Quali sono le cause della comparsa della malattia?

Non lo sappiamo con certezza, ma una delle ipotesi più probabili è che esista una predisposizione genetica alla fibromialgia. Le donne sono più spesso colpite rispetto agli uomini per varie ragioni. La principale motivazione è la differenza neurofisiologica e ormonale: nelle donne la percezione del dolore è influenzata dagli estrogeni, che incrementano l’allerta e l’attività del sistema nervoso e di conseguenza la trasmissione del dolore. Il testosterone, presente in grandi quantitativi nell’uomo, agisce anch’esso sulla regolazione del dolore, ma effettuando un’azione protettiva.

 

Come si cura, attualmente, questa malattia?

Secondo l’EULAR (European League Against Rheumatism), l’ente europeo per le patologie reumatiche, i farmaci non sono la terapia d’eccellenza per il trattamento del paziente fibromialgico. Tuttavia, essi forniscono un valido supporto. Si tratta di analgesici per attenuare il dolore o miorilassanti, per rilassare la muscolatura. Ma soprattutto antidepressivi che, somministrati a bassi dosaggi, aumentano il livello di serotonina e permettono quindi di agire sul sistema di governo del dolore. Per lo stesso meccanismo a volte vengono somministrati gli antiepilettici.

 

Qual è il ruolo dei cannabinoidi, sempre più usati per la gestione del dolore cronico?

La cannabis terapeutica permette di agire efficacemente sulla sintomatologia dolorosa e dà meno effetti collaterali di molti antidolorifici. Il problema è che essendo di recente introduzione in Italia, pochi specialisti sanno farne un uso corretto. Inoltre, spesso anche i pazienti sono reticenti. Altro freno all’uso della cannabis può essere il fatto che la fibromialgia non è ancora stata riconosciuta come patologia. Quando finalmente sarà inclusa nei Livelli essenziali di assistenza, la cannabis per uso medico sarà prescrivibile anche per la fibromialgia diventando così gratuita per il paziente perché sarà a carico del Servizio sanitario nazionale (vedi approfondimento sul riconoscimento della fibromialgia, ndlr). Detto ciò, i pazienti fibromialgici possono già farsi prescrivere da uno specialista algologo esperto di cannabis terapeutica una cura a base di farmaci cannabinoidi e acquistarli presso le farmacie autorizzate.

 

L’esercizio fisico aiuta a regolare la soglia del dolore, è vero?

Assolutamente. Ed è per questo che deve essere prescritto al paziente prima ancora dei farmaci. Chiaramente deve essere un movimento fatto su misura del paziente. Al di là dei vantaggi generali sull’organismo, il movimento aiuta ad aumentare i livelli dell’ormone della crescita e del testosterone, particolarmente importanti per il paziente fibromialgico. L’esercizio fisico agisce anche sulla liberazione delle endorfine, che sono infinitamente più potenti di qualsiasi antidolorifico introdotto artificialmente. Infine, l’esercizio fisico aiuta a migliorare la qualità del sonno e a predisporre il corpo al riposo notturno.

 

E per quanto riguarda l’alimentazione?

Alcuni alimenti aumentano il grado di dolore o d’infiammazione generale del nostro corpo. In particolare, il paziente fibromialgico ha una certa sensibilità al glutine. Ma è anche molto sensibile ai livelli di zucchero presenti nel sangue e che si possono accumulare con il meccanismo dell’insulino-resistenza. Anche i lieviti, il nichel e altre sostanze possono essere mal tollerati. Attenzione va posta alle glicotossine presenti su molti cereali, sugli alimenti di natura industriale e in quelli cotti ad alte temperature così come i conservanti e gli insaporitori industriali come il glutammato, in quanto aumentano la conduzione dell’impulso doloroso. Infine, ricordiamo che la serotonina è sì regolata dal cervello ma è soprattutto prodotta a livello intestinale, quindi mantenere l’intestino in salute è un punto cruciale nella gestione della malattia.

 

Il miglior approccio resta quello integrato.

Sicuramente. Movimento regolare, alimentazione corretta, terapia farmacologica al bisogno e per agire sui sintomi concomitanti. Da non sottovalutare la sfera emotiva. Il dolore è sì una sensazione fisica ma sempre mediata dalla mente. Spiegare al paziente come funziona il circuito del dolore, ricercare insieme a lui obiettivi motivanti invece di focalizzarsi solo sul dolore lo aiuta a migliorare la qualità della vita. Accettare passivamente di convivere con la malattia sarebbe, a mio parere, sbagliato. La possibilità di stare meglio esiste ed è concreta.

3 comments

  • Buon giorno,
    La serotonina potrebbe essere di aiuto se integrata pur non avendo problemi di sonno ?grazie

  • silvia masini

    Mi correggo ,
    Volevo dire melatonina.

    • Develop_01

      Buonasera signora, il nostro è un giornale e non è possibile fornire consigli medici su specifiche situazioni. E’ bene che lei chieda al medico che la segue qual è la terapia più giusta per lei. Un abbraccio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà reso pubblico. I campi contrassegnati con * sono obbligatori.